Antonio Spagnuolo – «Ricami dalle frane»

Il gioco delle mele

Quello che adesso stringi fra le coltri
è soltanto il ricordo di follie
che rincorresti al tempo delle mele:
fantasmi
che ti ripetono gesti allucinanti.
Null’altro che illusioni aggrappate ad un sogno
rimasto indiscreto.
Lo spazio che le dita riuscivano a comporre
sgualciva l’orlo dei quaderni segreti.
Nel lampo che lo sguardo franava al passo
e ricamava le fantasie dell’orizzonte
tu eri la carne da mordere,
colorata per vaneggiamenti tutto svaniva inesorabilmente
tra le carte ed il video, in abbandono,
trattenendo le mani sul bordo delle vene
che scorrevano tra i minuti dell’ignoto.
Ecco i miei sogni radunati alla sera
pronti a sconvolgere il vuoto dei muscoli.
Pronti a rigare i margini del cielo
con le vocali di fuoco che disgregano il senso.
A volte torna, a volte riprende le parole
ed una luce forsennata
come il pensiero di colpa o di fuga
rinverdisce la pelle, nel passo liquefatto.
Non ha più senso la bocca inaridita
dove parlava il petalo a confondere
lo sciogliersi dell’onda.
All’improvviso ti svegli e chiedi una carezza
crogiolo di future inesattezze
punto e daccapo nel rombo di un naufragio.


*


Accade

È sempre la prima volta quando rincorro il tuo labbro
tra le nebbie del sogno , come per colpire, e punire
un incontro clandestino nelle spire del vento.
Incastonato buio recito il monologo
sfidando gli specchi e a goccia a goccia
confondo il sudore incandescente nelle parole incise alle pareti.
Il dubbio è nella storia ormai disfatta,
frammentata da scaglie ed irrequieta nel rivolo
di un arcobaleno indiscreto,
quasi lo spazio aperto a declinare nuove illusioni
nella tenue ragnatela che ti avvolge.
L’intarsio custode di esplosioni ritorna vertigine.


*


Il capriccio

Da morto a morto, scambiate le armature,
bestemmiammo alla guerra,
futilità di minuzie in attesa di speranze.
Delitti immaginati per scoprire
quali fossero i veri nemici della poesia
in questa rovente prepotenza di anarchia.
Ai margini della solitudine si sfianca l’oro del cielo
e affogo senza pietà nella tua vigna
umida e attaccaticcia di secreti.
Nel suggere la chiocciola
ho ancora sulla lingua l’acre selezione
della tua scheggia, e negli orecchi
il capriccio verbale che ti piacque scandire.
Un rullio di ricordi comprime le incertezze
del buio.


*


Incantamento

Balze della memoria si rincorrono
per un sottile incandescente filo
che riporta fantasmi a nuovo incanto.
Si riaccende ogni gesto
e nell’anfratto annido l’incerto mormorio
del nulla, che circonda od infrange
nell’alienarmi tra le coronarie,
per incidere variopinte angosce.
Annullo e ti rincorro perché ogni traccia
nel cemento ormai incalza,
circùito inaspettato al tuo negare,
quando il tempo arrossava nelle sere
ripetendo quest’oggi il senso dell’ignoto.
Mi disperdo abbagliato nell’inconscio,
scrivendo vaporose premesse
in questi giorni d’agosto senza tregua
invermigliato tra le bizzarrie in fuga
delle ore che battono all’arteria.
Perdura il tratto breve tra le radici e pietre
qui nella sera per rinverdire i ricordi
come un adagio a consenso di una fugacità
inespressa.


*


Tramonto e natura

Nel vortice dei colori che il tramonto
propone ogni sera, quasi indispettito
per la spuma di onde imbizzarrite,
cerco ancora il tuo ciglio a dispetti improvvisi.
Sconvolge il pensiero la tua voce
che annunzia la risacca , che si arrende
alla scena dell’ eterna profondità, trafitta
blu ardesia, come radice
che rincorre la luce, ove tutto sarà diverso,
anche un rifugio tranquillo, alle pareti
corrose dal tempo e dagli specchi.
Ma in questi ultimi giorni
cesellata scrittura alla deriva
una ghirlanda è il tepore del sussurro,
attraverso lo stretto fluire del sublime
che ricama memorie, che traluce
nel riscontro di ottave, a riscontro del cielo,
che rifulge per accecare l’urlo mio indispettito.
Oggi affondo nel turbine indiscreto,
che l’universo offre accadimento di usure,
iracondo silenzio per questo rivolgimento
delle scorie di una natura contaminata e tradita.
Alla fine è smarrita la graziosa emozione
della scelta,
senza risposta l’infamia della terra.

Antonio Spagnuolo (Napoli 1931), medico di professione, è poeta, critico letterario, scrittore e autore di testi teatrali. Fra le sue numerose pubblicazioni, le più recenti sono: Canzoniere dell’assenza, Kairós 2018, Istanti o frenesie, Punto a capo 2018, Polveri nell’ombra, Oedipus 2019. È citato da A. Asor Rosa nei volumi Dizionario della letteratura italiana del Novecento e Letteratura italiana (Einaudi). Ha fondato e diretto la collana “L’assedio della poesia”, dal 1991 al 2006. Nel 2014, al “Camaiore”, gli è stato attribuito il premio speciale della giuria. Nel 2019 è insignito a Roma del “Premio per l’eccellenza”, premio “Silarus 2020”. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, inserito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura e attualmente dirige la collana “Le parole della Sybilla” per l’editore Kairós, e in rete la rassegna “Poetrydream”. Presiede la Giuria del premio “L’assedio della poesia 2020”. Tradotto in arabo, rumeno, inglese, francese, spagnolo, greco.

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