Costantino Turchi – Un inedito

spero solo che le cose accelerino
noi non riusciamo a
lasciare la tela bianca intatta

una cosa fragile mentre perde l’equilibrio
non tira alcuna sorta di vento
nella geometria della sua forma

qui si sta in una quiete unica
senza niente in particolare da trovare
ci giriamo intorno per prendere nota

in tutte le direzioni a raggera
il mondo si sfalda davanti a noi
con attenzione dove si mettono i piedi

di quello un colore dell’altro una traccia
oppure a terra dove tutto giace
non vedo l’ora di poterle raccogliere

intagliano incidono inferiscono
e lasciano buchi vuoti
i pezzi si smontano dall’incasso

è piacevole ogni tanto concentrarsi a scrutare un’area
tutto sembra sul punto di cambiare
per quanto vanno veloci si allontanano

e una voragine è al loro posto
si allontanato moltissimo poi bisogna guardare
i pezzi più piccoli scompaiono

non che queste sono cose che
mentre l’aria è asfittica cominciano a mancare
pestiamo i piedi cercando di sorreggerci

e non riusciamo a capacitarcene
la funzione che svolge questo meccanismo
un vaso che cade cocci che si sparpagliano

non vedo l’ora di poterle raccogliere
è una tensione che si risolve
rimestando le zone come a caccia di qualcosa

ma solo ogni tanto concentrarsi
basta un urto un attimo di distrazione
e curvi triangoli se ne vanno

pare che qualsiasi cosa debba accadere
non raccogliamo che frammenti
attorno al fulcro luogo dell’impatto

smottano persino le dorsali
nella geometria della loro forma
in tutte le direzioni a raggera

poi basta guardare
un’area senza niente in particolare da trovare
una cosa fragile mentre perde l’equilibrio

un equilibrio precario non può durare a lungo
senza lasciare la tabula rasa
qui si sta in una quiete unica

intagliano incidono inferiscono
è una tensione che si risolve
e una voragine è al loro posto

è piacevole osservare le schegge scivolare
è uno spettacolo inaudito e forse
il mondo si disfa davanti a noi

non si muove nulla benché
basta un urto un attimo di distrazione
e pestiamo i piedi cercando di sorreggerci

e di colpo ti ritrovi a vedere
con attenzione dove si mettono i piedi
forse dovremmo apprezzarlo

Costantino Turchi (Roma, 1993), dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze umanistiche all’Università di Urbino “Carlo Bo”, ha compiuto gli studi magistrali in Filologia moderna presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Sue poesie sono apparse in diverse riviste, antologie e spazi online tra cui ricorda Pelagos letteratura, La Resistenza della Poesia e Poetarum Silva. Il suo libro d’esordio è la raccolta Delle nostre immagini (Arcipelago Itaca 2020). Alla musa lirica affianca quella critica e la passione per l’arte: è tra i fondatori e nel comitato scientifico di Polisemie – rivista di poesia iper-contemporanea. Oltre Polisemie, alcuni suoi articoli a proposito di letteratura contemporanea sono apparsi online su Pelagos letteratura e Atelier mentre un breve contributo d’arte è in Burri – la ferita della bellezza (Magonza 2019).

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