Gerardo Iandoli – «Tecnovintage»

Questi bidoni divelti la fonte
sono dei fiumi: s’incrina l’evo bruno
e il ritmo è dato dai fiotti esplosivi.

Lampi di viola deturpano i volti
delle Ofelie che riaffiorano prive
di luce, come lune alla deriva.

Sono salme sfinite, solo a tratti
ricordano il piacere. Ma la massa
le ingoia e invischiate schivano la vita.

Pterodattili di ferraglia frenano
quello scorrere: sono porte perse
che stridono per l’ansia di un fantasma.

I becchi caricano quei corpi infranti
per farne un pasto senza digestione:
una poltiglia pirica e sulfurea.

Scoppia il sogno, un sorriso segna l’etere.


*


L’occhio pulsa il rosso come se fosse
sua la natura del sangue che scorre
per le terre d’Europa,
e sono strisce e sono firme di promesse
che accrescono canali di codici,
autorizzano l’avvenire.
……………………………..Vero,
non c’è più alcuna donna a tenere in braccio
questa creatura: ferma stringe il drappo
e conficca la sua rabbia in cima ai monti.

L’occhio pulsa il rosso come se fosse
viva questa creatura che alza la visione
verso gli spilli laser che feriscono
quel che resta delle carni: addio.
Nel vapore si perdono i figli, il tempo
si concentra sulla creatura che
ora smette di pulsare, si fissa
sul vento che strappa il drappo furioso
perché non sa più quale orgoglio aizzare.

Lassù la luce rossa fissa, mentre
la creatura allunga il suo gancio: sibilo,
e il drappo si infilza e si fissa anch’esso
trasformandosi in luminosità
bianca. Nessuna oscillazione, soave
si sussurra la fissità, un messaggio
si proietta sull’Europa: ciao, amore,
ciao, perché ho perso come se questa terra
fosse stata d’altri. E si spegne l’occhio
e disconnessa la luce più non fu.


*


L’uomo resta a terra mentre la nafta
lo cosparge, in un sacro rito materno.
Il volto è una sofferenza di sete,
un imporsi il silenzio
oppure ostinata rinuncia al cielo:
l’accendersi una sigaretta è spirito
di sacrificio: traspirare nell’etere
è una sorta di riappacificazione.
Una vettura assiste assorta allo spreco
di vita: il motore rischia il freno
pur di non sostare in quel posto stufo
di ulteriori scarichi.
Questa è la stanchezza, mentre l’organico
tradisce la sua natura di maschera:
le viscere sono disseminate
di gingilli: ricordi di trofei
vinti in maratone senza spari
alla partenza.


*


Quel tonfo era l’ossessione del primo
ricordo: un’assenza di voce, puro
ascolto: il cuore che pompa ogni sangue.

Gli occhi bianchi per eccesso di luce
fissano l’ulteriore carne intorno:
le fibre in carbonio sono l’estrema

nervatura, definitiva e oltre ogni crisi.
Madre. L’irraggiungibile epidermide,
il rito criogenizzato nel suo sipario.

Generare è tecnologia, finalmente:
la creatura è perennemente prima
e il Soffio secreto è soluzione salina

che carica le singolarità di litio
in un abbraccio privo di resti di muta,
dove ogni pelle è fatta già armatura.


*


Colui che scrive è una mascella rigida, sorriso a denti stretti, mefistofelicamente
…………………………………………………………………………………………………………[figlioccio
del Duce, che si imprime sulla mente e dirotta ogni attenzione alla morte per delitto:
questo scritto è un’arena della provincia fragile, non c’è sangue sotto il sole, soltanto
del silicio che si scioglie e si rasserena in macchie a quattro pennacchi, un tarocco
che non vale nulla, ma falso brilla come se dovesse presagire chissà
quale evento. Attento a questo trascorrere delle ere: esse resistono al tran tran,
sono il tran tran, triplicano il tran tran, attraversano il tran tran e lo tritano:
si torna alla sabbia e ancora al silicio, si spacca la fisica e si spreme energia
come fiotti di sangue, come ordalie eterne: colui che scrive apre la bocca:
………………………………………………………………………………………………..[un altoparlante
parla e parla e parla contro gli schermi che sperduti restano soli, conficcati
nell’essere senza sforzi di sorta. Al balcone, alcuno. Nella platea, pure. Colui che scrive …………………………………………………………………………………………………………….[esiste:
ed è questa l’indifferenza alla sostanza, il rifiuto all’affanno del presente e la morte che …………………………………………………………………………………………………..[vige sulle viti.

Gerardo Iandoli (Avellino, 1990) si è laureato a Bologna in Lettere Moderne. Vive e lavora in Francia. Ha pubblicato la raccolta poetica Arrevuoto (Oèdipus 2019)

Foto di copertina scattata da Alessia Gaeta.

spineproduzione

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