Riccardo Canaletti – «Sponde»

La fermata di Rimini a metà nel tragitto andato
trascorso in silenzio, accanto all’uomo che dorme.
Arrivare è questione di ore, di ora. E forse
è più che un andare dove si era cresciuti,
addensati nel mistero di una camera nascosta
al giorno, nel dettato inumano di un altro essere umano
così simile a te, così distante.

*

La casa che non ho è la casa che tu mi hai dato,
il fresco della brezza, la caduta libera
sul fiordo delle onde e una fresca inarrivabile vertigine.
La casa che mi hai dato è la venatura del legno sui polsi,
la tua casa la casa che mi hai regalato che ti dono ora,
per ripararti dagli stagni di vetrine.

L’ha ripetuta mille volte la moka all’angolo in cucina,
la litania, la ninna nanna verticale del fumo e del profumo. La mia
……….casa.


*


Chissà come ci apparirà, vedendo da lontano, questa casa.
Quest’ombra, questa forma immutata tra le strade
ad angolo con le finestre aperte
dove sostavi ad ospitare lo sguardo di un passante;
Chissà come ci apparirà, quasi inesistenti come siamo,
la casa che agli altri, un giorno, apparirà di nessuno.
Noi siamo qui. Tu hai riordinato il formulario che ci tiene insieme
i sentimenti, l’accordo tacito di chi conviene con la follia.
Anche noi vorremmo, un giorno, ritornare a questa casa.
Riabitare l’antico campo delle prime parole, dei primi versi,
delle prime strofe.

Come ci apparirà lo sa chi non è mai restato a terra, ma scivolando
giù nella corrente ha potuto intravedere una sosta di come si sa, era
………..ovvio
,
perché tutto, a noi, apparirà inverosimile.


*

R. Canaletti, Sponde, Arcipelago itaca Edizioni, Osimo, 2019



Fuori dal tempo, fuori dal treno
un rivolo di morte mi assale.
È un cordolo per questo fiume di
paura – tra le spine e i rami secchi.
Tra i pali immoti della corrente.
E qualcuno chiama da lassù,
da quel cielo ridotto di nebbia.
Nessuno, eppure mi chiamano fuori.


*


Nel corridoio della carrozza
ho sentito un odore di mandarini.
Poi, vicino alla porta, un freddo
gravido. Sono queste le campagne
della dimenticanza
che corrono all’indietro se ti siedi.

Riccardo Canaletti nasce nelle Marche nel 1998 e attualmente studia Scienze filosofiche all’Università di Bologna, dopo la laurea triennale in filosofia del linguaggio su logiche e teorie della vaghezza. Ha collaborato con varie riviste online di poesia e alcuni dei suoi articoli sono apparsi su Nazione Indiana, Midnight Magazine, Argo, Poetarumsilva, Yawp, Atelier e Nuova Ciminiera. Alcune sue poesie sono apparse in varie riviste tra cui Interno Poesia, Poesia del nostro tempo e La tigre di carta. Nel 2017 esce La perizia della goccia (affinità elettive edizioni, pref. Umberto Piersanti) e nel 2019 Sponde (Arcipelago Itaca, pref. Alberto Pellegatta) con cui vince il premio Pordenonelegge 2020.

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