Ilaria Palomba – «Rabbia»

Rabbia

una rottura definitiva si è consumata tra lei e il tempo uno ama irridere le differenze dire non capisco non capiamo sei oscura sei il bordo del precipizio mai completamente dentro mai completamente fuori ringhiera in tensione tra la caduta e il picco l’altra ama venirmi in sogno per strapparmi dal letto per sgozzarmi devo fare i conti con la rabbia potrebbe farmi commettere qualcosa di immane e in caso non dovesse riuscirci potrebbe ritorcersi contro di me – accade da più di vent’anni – questa cosa che chiamo la mia rabbia mangia un pezzo alla volta ogni figura nello specchio ogni quanto e io la sto a guardare inerme legata con corde strettissime – afasia minerale – i capelli sul viso fradici la sto a guardare è una crepa e si allarga – le dita infilate nella stoffa e i vermi di cui si riempiono – un intero continente nelle faglie del divano così nel cuore della rabbia i ricordi che ho voluto cancellare le strade buie e il mare e tutte le sue voci e tutti i vostri volti – quando è iniziata questa insaziabile guerra al mondo? quando finirà? quando potrò dire adesso sono fiera di te? quando? non credo potrò mai – la rabbia è diventata una ghiera mi taglia seziona non vuole saperne è un tiranno e non riconosce più nulla – i fiori – ho sempre amato i fiori ma lei li ha odiati amavo le rose e gli iris soprattutto gli iris tanto da farli diventare un nome – il mio – tutte le categorie dell’avere per poi ritrovarmi senza nome – senza neanche un me – posso parlare solo di te che non mi abbandoni mai e vieni ad allagarmi – nel fuoco, lo sai, vero, che dentro abbiamo il fuoco? – non hai più dove non hai più centro perfino il corpo è diventato un ricordo perfino la parola si va sfracellando – il fuoco ha divorato la pelle è un cratere che si spegne – l’acqua un calvario una montagna liquida che spegne ogni strepito adesso stai zitta ricorda tu non esisti ma ti piace per esempio entrare nelle chiese del centro – la Chiesa Nuova – nel trittico di Rubens ritrovi un surrogato della vita è il modo dell’arte di sviarti dal presente ti piace parlare al telefono con una donna che non sentivi da tempo ti piace immaginarti in treno mentre guardi fuori i campi di grano nella luce e poi il sole fino a ferirti la retina staccarla viaggiare nel fondo baluginante della luce dove neanche gli scarafaggi hanno più consistenza dove questa cosa di invecchiare e dichiararsi battuti non significa nulla l’autostrada per la Puglia e le strade sterrate fino al mare dove puoi rivedere certe ombre certe suggestioni di te tra le onde aveva un odore quel mare afflato di miliardi di epoche concentriche e volevi attraversarlo non per arrivare all’altra costa ma per raggiungere il centro della Terra aveva un fondo la visione ed era bucato non poteva finire e la voce non poteva smettere di dire il tuo nome anche se in quel nome non eri più nulla non ti riconoscevo e non ti riconosco più voglio sentire la mano che s’infila nella stoffa raccoglie le blatte che abitano i sottosuoli di tutte le case di tutte le fotocopie di te che ci sono ancora in giro potremmo giocare a sparare – una di loro o tutte – potremmo giocare a disintegrarle una per una di modo che rimanga l’unica – quella che non può fallire – potremmo attraversare il mare per arrivare all’indeterminato del pensiero è una spiaggia nei pressi di Otranto ma il resto non ha più importanza o consistenza d’altronde lo sai che la sabbia non esiste man mano che la sgretoli viene via come la pelle puoi solo tagliarti – ogni granello un coltello – tagliamo il cielo in uno strale di vetro scuoiamo il fondo del cielo per vederci riflessi nel confine è questo confine che mi ferisce mi fa sentire fragile e impacciata e non so più se una vita possa bastare non so più in questo non dire se sono abbastanza stanca da farmela bastare – nonostante le abbia vissute tutte nell’istante – devo decidermi a stare qui per il tempo necessario a convincermi ne sia valsa la pena.

Ilaria Palomba, 1987, pugliese, ha pubblicato tre sillogi poetiche: Mancanza (Augh!), Deserto (Fusibilia, Premio Profumi di poesia, 2018), Città metafisiche (Ensemble); cinque romanzi, tra cui: Homo homini virus (Meridiano Zero, Premio Carver 2015), Disturbi di luminosità (Gaffi) e Brama (Perrone); e un saggio: Io sono un’opera d’arte viaggio nel mondo della performance art (Dal Sud). Attualmente vive a Roma dove sta completando il corso di studi in Scienze filosofiche. Gestisce con Giordano Tedoldi il blog letterario Suiteitaliana.

Foto di copertina scattata da Dino Ignani

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