Riccardo Frolloni – «Corpo striato»

sogni I

Era lungo la scarpata e i massi e la merda delle vacche
e procedeva bene, a passo svelto, diritto di schiena, nell’aria
leggera della montagna, ognuno attento ai propri piedi
col sudore sotto la camicia e il fiatone, il mal di gola,
nel sonno devo aver perduto la coperta, slabbrato il pigiama
o dimenticato una finestra aperta, così uno spiffero,
un rumore dal fondo delle campagne s’intrufola,
diventa subito un fischio, mio padre già in cima
del primo promontorio, ce ne sarà poi un altro
e un altro ancora, ma neanche una parola, aveva il volto
sereno, da uomo, mi ammoniva di salire, di darmi
un tono, ma io arrancavo, passavo da altre parti, lo perdevo,
lentamente gli altri scomparivano nelle nuvole
o dietro ai sassi, io pure mi facevo più bianco con la pelle
fredda di sudore, mi dicevo non svenire ora, resta sveglio, svegliati.

*

movimenti I


Ci fecero uscire tutti dopo l’ultimo sguardo,
non avevo mai visto il giardino così, la gente

stava in piedi dappertutto, guardavano noi
mezzi scemi, rimbambiti dal piangere, allora

davvero qualcosa era accaduto: prima
la macchia, il cielo, i pioppi intorno, gli stessi.

C’era mia sorella ad aspettarmi e con un respiro
raccolsi tutta l’aria di casa, ed era ancora casa.

*

materiali I

La casa era prima di terra e poi d’aria, l’acquedotto
ce lo siamo allacciato noi, con le nostre mani,

la terra infine la nostra e così comincia una stirpe,
seguono vigneti e alberi di prugne, il caco

d’inverno porta frutti rossi su rami secchi,
ancora come una mano afferra i ricordi di casa

col tempo sono stati piantati ulivi, strappati i filari.

*

sogno V

Un giorno ti porterò quassù dove si vede
un panorama bellissimo, le vallate tra i monti

ci affacceremo all’alba con la quasi luce
sarà come vedere un film lentissimo e farà freddo,

è qua che voglio essere seppellito,
………………………………………………ricordo da piccolo

una quercia carbonizzata da un fulmine, rimase lì per anni
e ancora nell’ambra della memoria,

sarà così questa morte, mi prenderà alle spalle
sarà una morte normale,

…………………………………..questa mattina
non deve mai iniziare, parlami di te un po’

……………..la volpe s’è appena addormentata, la notte è stata lunga

il cimitero non ha spazi, puoi leggere tutti i nomi

torniamo a dormire che è ancora presto
………………………………………………………………………..torniamo a letto.

Riccardo Frolloni nasce nel ’93 a Macerata. Laureato in Italianistica, pubblica la sua prima raccolta di poesie Languide istantanee Polaroid (Affinità Elettive Edizioni 2014). Ha tradotto il poeta canadese Richard Harrison Sul non perdere le ceneri di mio padre (‘roundmidnight edizioni 2018) e Non praticare il cannibalismo (Del Vecchio Editore 2020), antologia dell’opera di Ron Padgett. E’ stato direttore del Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna; ha lavorato per la School of Continuing Studies dell’Università di Toronto come lettore e assistente. Insegna italiano e latino.

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