Nevio Spadoni – «Poesie 1985-2017»

U m’ven fred

Mo cveica vôlta butènd l’öc in ẓir
a m’pôrt la môrt adös
e a cameñ göb
par di viùl ẓa batù.

Mi viene freddo
Ma qualche volta buttando l’occhio in giro / mi porto la morte addosso / e cammino gobbo / per viottoli già battuti.

*

E’ mêl

«A m’so scalarê»,
e’ des l’êt dè
a i su amigh.
I n’l’à piò vest.
A s’putràl bravê dri
a la nöt
parchè la lasa e’ pöst
a e’ dè?

Il male
«Sono uscito di carreggiata», / disse l’altro giorno / ai suoi amici. / Non l’hanno visto più. / Si potrà rimproverare / la notte / perché lascia il posto / al giorno?

*

e pu

murì l’è un segn com ‘na streta d’mân
pighês coma ch’al s’piga al spigh de’ grân
a la timpësta
un fridulez ch’e’ cmenza da la schena
e u t’ciapa tot; murì l’è un ësar néd
prema ad tènt étar
l’è inviês cun i scapen dla nòna biṣa
lasê al fotografi che e’ temp e’ roṣga
a la luntâna
sintì un mastighê ad urazion
dvanêdi cun al stech d’un brot singiöz
e pu? e pu?
e pu a v’e’ cuntarò un êtra vôlta.

poi
morire è un segno come una stretta di mano / piegarsi come si piegano le spighe di grano / alla tempesta / un brivido che comincia dalla schiena / e ti prende tutto; morire è essere nati / prima di tanti altri / è andarsene coi calzerotti della bisnonna / lasciare le foto che il tempo rosicchia / scorrendo / sentire un biascicare di orazioni / dipanate con le stecche di un brutto singhiozzo / e poi? e poi? / il poi ve lo racconterò un’altra volta.


N. Spadoni, Poesie 1985-2017, Società editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2017

*

Che pëz ad pân

Che pëz ad pân
in cla manina
l’è dgvent una barchina
ch’la sbresa sór’a e’ piat.


Quel pezzo di pane
Quel pezzo di pane / in quella manina / è diventato una barchina / che scivola sul piatto.

*

Un pô d’sêl int la zoca
e’ bignarà avél, nö?
‘S’a scrivta pu,
ch’u n’leẓ piò incion!
A créd t’épa raṣon:
alora st’êta vôlta
a v’cuntarò na fôla.

Un po’ di sale in zucca / occorrerà averlo, no? / Cosa scrivi mai, / tanto non legge più nessuno! / Credo tu abbia ragione: / allora quest’altra volta / vi racconterò una favola.

*

Al lèngv di mur

L’è scret in tot al lèngv
che i mur de’ mònd i scor:
mur biench e culuré
ad ẓeẓ, ad pré, ad fër
ad nebia, ad giaz, ad fugh
e mur ad fil spinê
cun faz incarugnidi
e muṣ tot ingrugnì,
mur buté ẓo da e’ temp,
un temp sèmpra tröp lòngh.
‘Lè dciota u i nes al viôl
ch’al scor soltânt cla lèngva
ch’u j à insignê e’ sôl
par sparguiê int l’êria
l’udór d’una staṣon.

Le lingue dei muri
È scritto in tutte le lingue / che i muri del mondo parlano: / muri bianchi e colorati / di gesso, di pietra, di ferro / di nebbia, di ghiaccio, di fuoco / e muri di filo spinato / facce incarognite / e musi tutti ingrugniti, / muri abbattuti col tempo / un tempo sempre troppo lungo. / Lì sotto nascono le viole / e parlano solo quella lingua / che gliel’ha insegnata il sole / per spandere nell’aria / l’odore di una stagione.

Nevio Spadoni, nato a S. Pietro in Vincoli (Ravenna) nel 1949, vive dal 1984 a Ravenna, dove ha insegnato filosofia nelle scuole superiori. Le sue poesie sono comprese in diverse antologie italiane e straniere, e tradotte in più lingue. Nel 2017 ha pubblicato Poesie (1985 -2017) per la Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, e nel 2019, con la stessa Casa Editrice, è uscito il volume Tutto il Teatro. Vincitore di premi di poesia, tra i quali Il Boncellino, il Lanciano, Tratti Poetry Prize, il Gozzano, Salva la tua lingua locale, Premio internazionale Via Francigena, 3 classificato a “Poesia onesta”, Premio “Aldo Spallicci”, Premio speciale SIAE, Roma, 2016, Finalista Premio Alda Merini, Premio speciale della giuria Salva la tua lingua locale, Roma, Campidoglio 2018, collabora ad alcune riviste letterarie e al Resto del Carlino. Ha partecipato, su invito, a diversi Festival di letteratura: Seneghe, Alessandria, Roma, (Tempio Adriano) Ritratti di Poesia, 2016, Mantova, Tredozio. È autore inoltre di opere teatrali, andate in scena per “Ravenna Teatro” e “Ravenna Festival” in Italia e all’estero, fra le quali Luṣ e L’isola di Alcina, ottenendo per quest’ultima due nomination al Premio “Ubu”. Ha pubblicato le antologie Le radici e il sogno. Poeti dialettali del secondo ’900 (con Luciano Benini Sforza, Faenza MobyDick, 1996), e D’un sangue più vivo. Poeti romagnoli del Novecento (con Gianfranco Lauretano, Cesena, Il Vicolo, 2013).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: